Riassunto
Dopo Lepanto. Il Turco Negli Scritti Politici Italiani di Fine Cinquecento, 1571-1607
La battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 fu l'ultimo dei grandi scontri navali tra cristiani e turchi Ottomani. A partire dal 1590 la guerra si spostò sul fronte terrestre, quando l'offensiva delle armate del sultano Murad IH giunse a minacciare i territori ereditari dell'impero asburgico. Era l'inizio della cosiddetta 'guerra dei Quindici anni', che fu combattuta principalmente in Ungheria e Transilvania, alla quale presero parte l'esercito imperiale e numerosi corpi di spedizione inviati dal Pontefice e dai principi cristiani, tra i quali, per l'Italia, il Duca di Mantova ed il Granduca di Toscana, e che si concluse con un nulla di fatto nel 1606, con le paci di Vienna e di Zsitvatorok.
Se dal punto di vista militare la guerra dei Quindici anni costituì un semplice episodio del lungo conflitto contro gli Ottomani che culminò con l'assedio di Vienna del 1683, è pur vero che dal punto di vista culturale essa animò, nei paesi europei, un dibattito politico caratterizzato da temi e da prospettive originali rispetto alla letteratura precedente. La vittoria navale di Lepanto venne percepita dagli Stati cristiani come un evento la cui importanza andava ben al di là di quelle che erano state le sue effettive conseguenze militari.1 La flotta turca, una volta sconfìtta, non venne incalzata dalle navi di don Giovanni d'Austria, cosicché essa fu nuovamente allestita, nel giro di un paio d'anni, sotto il comando del re d'Algeri.2 Le ragioni delle celebrazioni letterarie, che seguirono alla prima grande vittoria delle armate cristiane nel corso di uno scontro aperto con il Turco, devono essere perciò intese alla luce delle aspettative messianiche che accompagnarono la creazione della Lega Santa e dell'allora diffusa convinzione circa la presunta invincibilità del nemico Ottomano. Mentre avvisi e fogli volanti diffondevano la narrazione, arricchita da miracoli ed episodi sovrannaturali, delle fasi salienti dell'impresa della flotta cristiana, a Venezia fioriva una vasta produzione di scritti profetici ed escatologici che, ricollegandosi ai Vaticinia di Gioacchino da Fiore, alle profezie di Nostradamus, ai passi dell 'Apocalisse e alle Visioni di Daniele, interpretava la vittoria delle forze della Lega come un segno deü'imminente venuta dell'"ultimo imperatore", il quale, attraverso una riforma radicale della Cristianità, avrebbe riunito sotto un unico scettro ed un'unica fede tutti i popoli della terra, inaugurando l'inizio di un'epoca aurea per l'umanità.3 Le predizioni, le profezie, gli oracoli e le previsioni astrologiche che innervavano l'atmosfera religiosa del Cinquecento italiano, non soltanto contribuirono a fare della battaglia di Lepanto un avvenimento di portata storica, ma furono a loro volta utilizzate per fini politici dagli stesa artefici della vittoria: il culto della Vergine del Rosario e la promozione della devozione mariana, t...Vedere l´intero contenuto di questo documento
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