Riassunto
Massimario
I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. i titoli sono stati elaborati dalla redazione abbandono di persone minori o incapaci - Elemento soggettivo - Dolo - Volontà dell'abbandono. Ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo del delitto d'abbandono di persone minori rileva esclusivamente la volontà dell'abbandono, sicchè il dolo non è escluso dal fatto che chi ha l'obbligo di custodia ritenga il minore in grado di badare a se stesso, per l'aiuto di coetanei a lui legati da vincoli di parentela. - Cass. pen., sez. V, 2 marzo 2009, n. 9276 (ud. 8 gennaio 2009), Seferovic (C.p. art. 591). [RV243159] - Nozione - Condotta di chi non si allontani dal soggetto passivo, ma ometta di far intervenire persone idonee ad evitare il pericolo - Sussistenza del reato. Risponde del delitto di abbandono di persona minore o incapace (art. 591 c.p.) colui che, pur non allontanandosi dal soggetto passivo, ometta di far intervenire persone idonee ad evitare il pericolo per la sua incolumità. F Cass. pen., sez. I, 11 febbraio 2009, n. 5945 (ud. 15 gennaio 2009), Foti (C.p. art. 591). [RV243372] - Nozione - Struttura oggettiva - Reato di pericolo. Nel reato di abbandono di persona minore o incapace l'evento aggravatore della morte si pone in rapporto di concausa con la condizione patologica della parte lesa, che deve trovarsi, quale presupposto del reato, in condizione di "malattia di mente o di corpo" o di "vecchiaia" tale da non poter provvedere a se stessa. - Cass. pen., sez. I, 11 febbraio 2009, n. 5945 (ud. 15 gennaio 2009), Foti (C.p. art. 591). [RV243373] abitualità e professionalità nel reato - Ritenuta dal giudice - Competenza del magistrato di sorveglianza - Possibilità di procedere d'ufficio. Alla dichiarazione di abitualità nel reato può provvedere il magistrato di sorveglianza, il quale può procedere anche di ufficio ogni volta che, successivamente alla pronuncia di una sentenza di condanna, deve essere ordinata una misura di sicurezza. F Cass. pen., sez. I, 18 febbraio 2009, n. 6926 (c.c. 27 novembre 2008), Filosa (C.p. art. 103; c.p.p. art. 679). [RV243222] - Ritenuta dal giudice - Dichiarazione - Condizioni. Ai fini della dichiarazione d'abitualità nel reato ritenuta dal giudice è richiesto l'accertamento della pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla valutazione complessiva della condotta da lui tenuta senza che rilevino termini o periodi prefissati entro i quali siano stati commessi i reati, nonché della qualità dei fatti commessi e dei beni giuridici offesi, elementi tutti che, insieme con la reiterazione delle condotte illecite, sono indicativi della pervicacia del reo nel delinquere. F Cass. pen., sez. I, 2 aprile 2009, n. 14508 (c.c. 5 marzo 2009), Bifulco (C.p. art. 103). [RV243146] Abuso d'ufficio - Elemento psicologico - Erronea interpretazione della disciplina amministrativa - Rilevanza. In tema di abuso d'ufficio, l'erronea interpretazione di una norma amministrativa può essere sintomatica dell'illecita volontà vietata dalla norma penale soltanto quando si discosti in termini del tutto irragionevoli dal senso giuridico comune, tanto da apparire arbitraria, ravvisandosi, in caso contrario, la sussistenza di un errore su norma extrapenale. F Cass. pen., sez. V, 10 marzo 2009, n. 10636 (c.c. 12 febbraio 2009), P.C. in proc. Racco e altri (C.p. art. 5; c.p. art. 43; c.p. art. 47; c.p. art. 323). [RV243296] - Estremi - Atto d'ufficio - Necessità di riconducibilità alla sfera delle funzioni. L'art. 323 c.p., con il richiamo alla locuzione "nello svolgimento della funzione o del servizio", richiede che il funzionario realizzi la condotta illecita agendo nella sua veste di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, con la conseguenza che rimangono privi di rilievo penale quei comportamenti, che, quant'anche posti in violazione del dovere di correttezza, siano tenuti come soggetto privato senza servirsi in alcun modo dell'attività funzionale svolta. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità del reato, nella forma del tentativo, nella condotta di un funzionario dell'Agenzia del Demanio che aveva presentato ad un diverso settore dell'amministrazione finanziaria di appartenenza una proposta di acquisto di beni confiscati). ? Cass. pen., sez. VI, 13 febbraio 2009, n. 6489 (ud. 4 novembre 2008), Andreotti (C.p. art. 323). [RV243051] - Estremi - Requisito della doppia ingiustizia - Necessità. Ai fini dell'integrazione dell'abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) è necessario che sussista la c.d. "doppia ingiustizia", nel senso che ingiusta deve essere la condotta, in quanto connotata da violazione di legge, ed ingiusto deve essere l'evento di vantaggio patrimoniale, in quanto non spettante in base al diritto oggettivo regolante la materia; conseguentemente, occorre una duplice distinta valutazione in proposito, non p...
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