Riassunto
1. L'uso della forza militare nei rapporti internazionali tra scelte del Costituente e vincoli pattizi. - 2. Le missioni armate: problemi di definizione. - 3. La formazione di una prassi nelle missioni degli anni ottanta. - 4. La fine della guerra fredda e il primo conflitto in Iraq: l'emergere di nuovi problemi. - 5. La legge n. 25 del 1997: un'occasione mancata. - 6. Gli interventi dell'ultimo decennio in Kosovo, Afghanistan, Iraq. - 7. Alcune, provvisorie, conclusioni.
Vedere l´intero contenuto di questo documento
Riassunto
Le missioni militari italiane all'estero
1. L'uso della forza militare nei rapporti internazionali tra scelte del Costituente e vincoli pattizi Dopo vent'anni di regime dittatoriale, culminati nella partecipazione alla più sanguinosa guerra della storia, i membri dell'Assemblea Costituente furono concordi nel proclamare con solennità il rifiuto dell'Italia nei confronti della guerra. Concorrevano, alla formazione di uno schieramento pressoché unanime in tal senso, opzioni di carattere etico, politico e religioso, ma anche valutazioni legate alle condizioni oggettive nelle quali è venuto a trovarsi il nostro Paese in seguito alla stipula dei trattati di pace. Il primo ordine di considerazioni, pur traendo origine da tradizioni culturali molto diverse tra loro, intendeva contrapporre, al militarismo e all'esaltazione della forza che avevano permeato la società italiana durante il fascismo, l'ideale di rapporti internazionali improntati alla cooperazione e al mutuo sostegno. La componente cattolica della Costituente esaltava il principio di solidarietà e riproponeva la visione del mondo quale respublica sub Deo, quella comunista e socialista recuperava l'idea del superamento degli stati nazionali in nome della solidarietà di classe, mentre repubblicani e azionisti propugnavano una federazione di stati europei nella quale le sovranità nazionali erano destinate a dissolversi. Il secondo aspetto atteneva invece alle condizioni economiche e sociali dell'Italia dell'epoca, priva di un apparato industriale e delle risorse finanziarie necessarie al mantenimento di un esercito, ma anche alla posizione italiana nel contesto internazionale: la sconfitta bellica aveva comportato sia l'impossibilità, nei fatti, di dotarsi di armamenti idonei a sostenere una guerra di offesa, sia l'accettazione di un complesso di vincoli, quali la rinuncia all'acquisizione di strumenti militari utili a una guerra di aggressione e l'autorizzazione all'insediamento di basi militari permanenti e di forze armate statuni tensi sul nostro territorio. È significativo che i Costituenti abbiano scelto di affiancare, nella stessa disposizione, l'enunciazione del principio internazionalista, in base al quale si ammettono limitazioni di sovranità derivanti dall'adesione ad organizzazioni internazionali, alla formulazione del principio pacifista, che esclude il ricorso alla guerra come strumento di ri...
Vedere l´intero contenuto di questo documento
Collegamenti sponsorizzati
